Sportive & Coupé
Icone sportive: Guara, Longchamp, Mangusta, Pantera, Vallelunga. Modelli ad alte prestazioni per il massimo piacere di guida.
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De Tomaso nacque da un'idea folle. Alessando De Tomaso, argentino di origine ma italiano d'adozione, decise nel 1959 di creare automobili che sfidassero le convenzioni — macchine pure, aggressive, senza compromessi. A Modena, nel cuore dell'Emilia-Romagna, iniziò a costruire vetture che avrebbero cambiato per sempre il concetto di auto da corsa stradale. Non era una grande fabbrica. Era un'ossessione. Un uomo con una visione e la determinazione di realizzarla a qualunque costo, circondato da ingegneri che credevano nella stessa follia.
Cosa rende De Tomaso diversa dalle altre? Semplice: il rifiuto di compromessi. Mentre i costruttori europei predicavano confort e lusso, De Tomaso produceva macchine progettate esclusivamente per il piacere di guida puro — motori potenti, telai leggeri, aerodinamica aggressiva. La Pantera, capolavoro assoluto, rappresentava esattamente questa filosofia: una belva a motore centrale con prestazioni da supercar ancora oggi impressionanti. Sei modelli nel catalogo — dalla Vallelunga degli inizi alla Mangusta — ognuno un manifesto di pura ingegneria sportiva.
La gamma spazia da berline compatte e veloci fino a coupé leggendarie — tutte progettate con la stessa ossessione per la perfezione. Perché De Tomaso? Perché quando guidi una di queste macchine, senti la storia di un uomo che ha rifiutato il compromesso. Senti la passione italiana e l'ingegno argentino fusi in metallo e velocità. Niente di più, niente di meno.
Alessando De Tomaso era un uomo che non poteva stare fermo. Nel 1959, questo argentino con sangue da pilota decise di fondare la sua casa automobilistica a Modena, in Italia — il cuore pulsante dell'automobilismo italiano. Non aveva una fabbrica grande, non aveva capitali infiniti, ma aveva visione. Voleva costruire auto sportive che potessero competere con le migliori europee, macchine che unissero il DNA italiano alla sua esperienza di corridore.
I primi anni furono durissimi. La Vallelunga, lanciata nel 1962, era una vettura leggera e minimalista con motore Ford — scelta intelligente, quella, perché garantiva affidabilità e disponibilità di ricambi. Ma nessuno conosceva il nome De Tomaso. Eppure il piccolo team di Modena continuava a costruire, a sperimentare, a migliorare. Ogni auto era quasi un prototipo, costruita a mano con dedizione quasi maniacale. Immagina di essere un giovane ingegnere in quegli anni, lavorando con risorse minimali ma con l'ambizione di cambiare il mercato automobilistico.
Tutto cambiò nel 1966. Tutto. La Mangusta arrivò come un fulmine — una coupé mid-engine che sfidava direttamente la Corvette americana e le Ferrari europee. Disegnata da Giugiaro, con un V8 Cleveland Ford da 289 cavalli, era veloce, era bella, era rivoluzionaria nel suo equilibrio. De Tomaso aveva trovato la sua identità. La Mangusta vinse gare, conquistò appassionati, mise la casa sulla mappa mondiale. Non era ancora il successo totale, ma era il punto di svolta — quello che separava i dilettanti dai professionisti.
Poi arrivò la Pantera nel 1969, e quella macchina non fu solo un'auto — fu una dichiarazione di guerra al resto dell'industria. Motore V8 da 5.8 litri, 370 cavalli, design aggressivo di Tom Tjaarda, prezzo competitivo rispetto alla concorrenza. Chrysler vide il potenziale e iniziò a distribuirla negli Stati Uniti attraverso i concessionari Dodge e Plymouth. Incredibile, vero? Un'azienda italiana praticamente sconosciuta, venduta attraverso una major americana. La Pantera divenne un'icona, guidata da celebrità, celebrata nelle riviste specializzate, trasformata in una leggenda. De Tomaso aveva ottenuto quello che voleva — il riconoscimento globale.
Gli anni Settanta e Ottanta videro De Tomaso tentare di diversificarsi con la Longchamp, una gran turismo più lussuosa, e poi con la Bigua e la Guara negli anni Novanta. Non tutti i tentativi ebbero lo stesso successo della Pantera — il mercato era cambiato, la concorrenza si era evoluta. Oggi De Tomaso rimane un nome leggendario nel patrimonio automobilistico italiano, simbolo di un'era in cui la passione e l'ingegno potevano sfidare i giganti. Scopri la visione moderna della casa consultando la nostra lineup elettrica.
de Tomaso — una storia di audacia pura. Alessando de Tomaso ha costruito auto che non dovevano esistere, con risorse che non aveva, in un'epoca che non lo chiedeva. Eppure eccole qui, ancora oggi, a ricordarci che la passione batte il budget. I suoi progetti hanno attraversato decenni — dalle creature sportive ai moderni progetti SUV — fino alle sperimentazioni con la tecnologia elettrica. Non era un costruttore convenzionale. Era un sognatore che osava realizzare. E questo, amico, è tutto quello che conta.
Icone sportive: Guara, Longchamp, Mangusta, Pantera, Vallelunga. Modelli ad alte prestazioni per il massimo piacere di guida.
Vedi tutte le sportive →| Segmento | Modelli | Prestazioni | Trasmissione | Caratteristiche |
|---|---|---|---|---|
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Segment
Speedster
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Models |
Performance
304 PS
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Drive
RWD
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Features
Carbon fiber monocoque, Active aerodynamics, Brembo carbon-ceramic brakes, Traction control system
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Segment
Coupé
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Models |
Performance
104 - 330 PS
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Drive
RWD
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Features
Ford V8 powertrain, ZF transmission, Limited-slip differential, Tubular steel chassis
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Segment
Cabrio
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Models |
Performance
324 PS
|
Drive
RWD
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Features
Electric soft-top, Roll bars, Wind deflector system, Reinforced chassis
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De Tomaso ha costruito sei modelli iconici nel corso della sua storia: Vallelunga, Mangusta, Pantera, Longchamp, Bigua e Guara. Dalla piccola roadster degli anni Sessanta fino alla supercar dei Novanta, ogni auto rappresentava l'ambizione di Alejandro De Tomaso di sfidare i giganti europei con ingegneria italiana e prestazioni estreme.
De Tomaso nasce nel 1959 a Modena, Italia, grazie alla visione dell'imprenditore argentino Alejandro De Tomaso. Un sognatore che decise di costruire supercar in Italia senza capitali enormi — solo passione e ingegno. In meno di un decennio, la Pantera diventò una leggenda mondiale, competendo direttamente con Ferrari e Lamborghini. Non male per una startup italiana, vero?
La Pantera. Punto. Prodotta dal 1969 al 1992, con 7.002 esemplari costruiti, è rimasta la vera star del marchio. Motore V8 Ford da 351 cavalli, design di Giugiaro, prestazioni da supercar a prezzo quasi accessibile — almeno per chi poteva permettersi una supercar negli anni Settanta. Ancora oggi, quarant'anni dopo, la Pantera è quella che tutti ricordano e desiderano. Gli altri modelli erano bravi, ma nessuno aveva quel magnetismo.
No, De Tomaso non ha mai realizzato auto completamente elettriche. La storia del marchio è legata ai motori a combustione interna — soprattutto il V8 Ford della Pantera. Quando l'industria ha iniziato a voltarsi verso l'elettrico, De Tomaso era già scomparsa dalle scene. Una strada non presa, come tante nella storia automobilistica.
Modena, nel cuore dell'Emilia-Romagna italiana. La scelta non era casuale — quella regione era già il fulcro della cultura automobilistica italiana, patria di Ferrari, Lamborghini e Maserati. De Tomaso si inserì in questo ecosistema di eccellenza, costruendo auto che gareggiavano alla pari con i mostri sacri. Da una piccola officina a Modena nacquero sei modelli destinati a entrare nella leggenda. Non è male per un imprenditore che arrivava dall'Argentina con un sogno e una visione.
2026-02-20
De Tomaso (official), Ministero dei Trasporti - Motorizzazione Civile, Wikipedia, Associazione Nazionale Filiera Italiana Motoristica (ANFIA), Museo Nazionale dell'Automobile di Torino
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