Volkswagen significa «auto del popolo». Il nome promette molto, e la storia che c'è dietro è più complessa di quanto lo slogan lasci credere: un progetto nato sotto il regime nazista, una ricostruzione sotto controllo britannico, la Golf, il Dieselgate e oggi l'elettrico.
Chi vive in Germania vede Volkswagen ovunque: nel traffico, nei parcheggi aziendali, nelle statistiche del KBA. Nel 2025 il marchio Volkswagen ha immatricolato 560.796 auto, il 19,6% del mercato. Per capire come si è arrivati lì servono tre passaggi: il Maggiolino, la Golf e la piattaforma elettrica MEB. Qui li ripercorriamo uno dopo l'altro.
Come nacque Volkswagen il 28 maggio 1937
Volkswagen fu fondata il 28 maggio 1937 a Berlino dalla Deutsche Arbeitsfront (DAF), l'organizzazione del lavoro nazista, con il nome di Gesellschaft zur Vorbereitung des Deutschen Volkswagens mbH. L'idea di una «Volkswagen» fu spinta dal regime già dal 1933. Il 22 giugno 1934 Ferdinand Porsche, che aveva il suo studio a Stoccarda dal 1931, ricevette l'incarico di progettarla; nel maggio 1937 aveva 61 anni.
Il capitolato chiedeva un'auto con motore posteriore raffreddato ad aria, quattro adulti a bordo, circa 100 km/h e un prezzo sotto i 1.000 Reichsmark; l'obiettivo era 990. Tra il 1935 e il 1936 furono costruiti i prototipi V1-V3, e nel 1937 trenta vetture di prova VW30 percorsero circa 2,4 milioni di chilometri. La pietra angolare dello stabilimento fu posata il 26 maggio 1938: quel giorno la vettura prese il nome di KdF-Wagen, da «Kraft durch Freude», «forza attraverso la gioia».
La Sparkarte: circa 336.000 risparmiatori, nessuna auto
Dal 1° agosto 1938 chi voleva la KdF-Wagen poteva risparmiare con la Sparkarte, la «tessera di risparmio»: versamenti da almeno 5 Reichsmark a settimana, con bolli da incollare. Aderirono circa 336.000 persone (la cifra più citata, 336.638, viene dall'archivio Volkswagen) e furono raccolti circa 280 milioni di Reichsmark. Nessun risparmiatore ricevette l'auto, a parte pochi esemplari da esposizione. A 5 Reichsmark a settimana, per arrivare a 990 ci sarebbero volute 198 settimane, quasi quattro anni.
Una causa legale sui contratti durò dal 1949 al 1961 e si concluse con un accordo: uno sconto o un piccolo rimborso. Gli importi esatti non sono documentati in modo affidabile.
Che cosa successe a Wolfsburg tra il 1939 e il 1945
Con la guerra la fabbrica passò a produzioni militari. Dal 1940 si costruì la Kübelwagen (circa 50.000 esemplari), dal 1942 la Schwimmwagen anfibia (circa 14.000). Nello stabilimento lavorarono circa 20.000 persone in condizioni di lavoro forzato, un dato documentato; sulla dimensione di eventuali campi e sul numero dei morti non c'è una cifra verificata. Una commissione di storici fu incaricata dall'azienda nel 1986; nel 1998 Volkswagen creò un fondo umanitario da 20 milioni di marchi (circa 12 milioni di dollari).
Il 25 maggio 1945 la città, nata intorno alla fabbrica, cambiò nome in Wolfsburg. Gli inglesi arrivarono nel 1945 e trovarono lo stabilimento in gran parte distrutto (circa il 60%).
Ivan Hirst e la fabbrica che nessuno voleva
L'ufficiale britannico Ivan Hirst, nato nel 1916, ebbe il compito di far ripartire la produzione. Nell'agosto 1945 arrivò il primo ordine, per 20.000 vetture. La produzione in serie iniziò il 27 dicembre 1945: 55 auto entro fine anno. Il primo export fu verso i Paesi Bassi, nel 1947. Hirst lasciò l'azienda nel 1949 e morì nel 2000.
Diversi costruttori britannici e americani rifiutarono l'offerta di rilevare l'impresa: il rapporto Rootes del 1946-47 è celebre per il giudizio negativo. Alla fine Volkswagen restò a Wolfsburg.
Gli anni del Maggiolino: come un'auto ricostruisce un Paese
Il milionesimo Maggiolino uscì il 5 agosto 1955; il 17 febbraio 1972 superò la Ford Model T, che si era fermata a 15 milioni. Nel 1950 la Germania occidentale aveva circa un'auto ogni 95 abitanti (515.608 vetture); nel 1970 circa una ogni quattro o cinque. Non è vero che metà delle auto private fosse un Maggiolino: la quota era intorno a un quarto.
All'estero il Maggiolino ebbe una vita propria. Negli Stati Uniti nel 1959 se ne vendettero circa 120.000, nel solo 1970 circa 570.000. La campagna «Think Small» di DDB è del 1959; poi vennero Woody Allen in Il dormiglione e i film di Herbie. L'ultimo Maggiolino lasciò la fabbrica di Puebla, in Messico, il 30 luglio 2003: in tutto 21.529.464 esemplari, in 65 anni, la più lunga produzione di un modello unico.
Maggiolino contro Golf: che cosa cambiò tra il 1938 e il 1974
Dopo lo shock petrolifero del 1973-74 (il prezzo del greggio salì molto) Volkswagen chiuse il 1974 con una perdita di 807 milioni di marchi. La risposta si chiamò Golf, progettata con Italdesign di Giorgetto Giugiaro: produzione dal 29 marzo 1974, vendite dal maggio 1974. Era lunga 3.705 mm, pesava 750 kg e costava 7.995 marchi; i motori erano un 1,1 litri da 50 PS e un 1,5 litri da 70 PS.
| Dato | Golf I (1974) |
|---|---|
| Lunghezza | 3.705 mm |
| Peso | 750 kg |
| Prezzo | 7.995 DM |
| Motori | 1,1 l 50 PS, 1,5 l 70 PS |
Che cosa ha cambiato la Golf per l'azienda
Il milionesimo esemplare è dell'ottobre 1976. Nel suo complesso la prima serie arrivò a circa 6,7 milioni. Negli Stati Uniti la Golf si chiamò Rabbit dal 1975, e nel 1978 l'azienda aprì a New Stanton, in Pennsylvania, uno stabilimento: la prima fabbrica di auto di un costruttore straniero negli Stati Uniti dell'epoca moderna. Intorno alla Golf nacquero la Passat (1973), la Scirocco (1974) e la Polo (1975).
La Golf oggi e i suoi numeri
Per il totale conta solo una cifra attendibile: la Golf ha superato i 37 milioni di esemplari entro il 2024 (dato Volkswagen). Il Maggiolino resta il modello con più anni di produzione senza cambiare, mentre la Golf come nome è la più grande. Nel 2025 in Germania era ancora la più immatricolata: 85.023 esemplari, in calo del 15%, davanti alla T-Roc (78.264) e alla Tiguan (63.316). Se cerchi una Golf usata, la classifica dei modelli più venduti e la svalutazione per marchio sono i due punti di partenza.
L'era Piëch (1993-2015): il nipote del fondatore
Ferdinand Piëch, nipote di Ferdinand Porsche, diventò amministratore delegato di Volkswagen nel 1993 e restò in carica fino al 2002, poi presidente del consiglio di sorveglianza fino al 2015. Quando prese il comando, la perdita del gruppo per il 1993 fu di 1,9 miliardi di marchi. Nel 1998 arrivarono Bentley, Bugatti e Lamborghini; nel 2012 Ducati e la parte operativa di Porsche. Nello stesso anno debuttò la piattaforma modulare MQB, con la Golf VII.
Il fatturato era di circa 76,5 miliardi di marchi nel 1993 (quasi 39 miliardi di euro), e di 202 miliardi di euro nel 2014. Volkswagen è stata la prima al mondo per vendite nel primo semestre del 2015 e poi nel 2016 e 2017.
18 settembre 2015: quanto è costato il Dieselgate
Il 18 settembre 2015 l'EPA americana notificò a Volkswagen la violazione delle norme sulle emissioni: circa 482.000 auto negli Stati Uniti, con ossidi di azoto fino a 40 volte oltre il limite. Il 22 settembre l'azienda ammise il problema e parlò di circa 11 milioni di veicoli nel mondo. Il 23 settembre si dimise l'amministratore delegato Martin Winterkorn. Il primo giorno di borsa, il 21 settembre, il titolo perse circa il 19%.
I costi sono stati oltre 30 miliardi di euro. Winterkorn è stato incriminato negli Stati Uniti e in Germania; Rupert Stadler, ex capo di Audi, è stato condannato nel 2023 con pena sospesa. In Germania la quota del diesel sulle nuove immatricolazioni è scesa al 13,8% nel 2025 (circa 395.000 auto). Per chi ha un diesel, la guida alla scelta dell'alimentazione mette a confronto le alternative.
Settembre 2019: la ID.3 e la scommessa sulla piattaforma elettrica
MEB sta per Modularer E-Antriebs-Baukasten, «sistema modulare per la propulsione elettrica». La ID.3 fu presentata allo IAA nel settembre 2019 e le consegne cominciarono a settembre 2020. Ha un passo di 2.765 mm, è lunga 4.261 mm e ha il motore posteriore; la versione Pro fa circa 420-430 km nel ciclo WLTP a seconda dell'anno. Nel 2025 la ID.7 è stata l'elettrica più venduta in Germania, con 34.563 auto. Per scegliere tra elettrica e le altre soluzioni c'è anche il confronto sul costo totale di possesso.
Wolfsburg oggi: la fabbrica e la città
Il sito di Wolfsburg occupa 6,5 chilometri quadrati e dà lavoro a circa 60.000 persone (dato Volkswagen). L'AutoMuseum è del 1985, l'Autostadt del 2000. Nel dicembre 2024 un accordo ha previsto la riduzione di 35.000 posti di lavoro entro il 2030 nei siti tedeschi del marchio Volkswagen, non solo a Wolfsburg.
In sintesi
- Volkswagen fu fondata il 28 maggio 1937 dalla DAF; il Maggiolino fu costruito fino al 2003, in 21.529.464 esemplari.
- La produzione in serie iniziò il 27 dicembre 1945 sotto controllo britannico; 55 auto entro fine anno.
- La Golf arrivò nel 1974 dopo una perdita di 807 milioni di marchi; oggi ha oltre 37 milioni di esemplari.
- Il Dieselgate è emerso il 18 settembre 2015 e per Volkswagen è costato oltre 30 miliardi di euro.
- La ID.3 (2019) ha aperto la strada alla piattaforma MEB; nel 2025 la ID.7 è la BEV più venduta in Germania.
Fonti
- Volkswagen Newsroom; Volkswagen Annual Report 2024; VW Chronicle e Britannica per la storia più antica
- KBA tramite auto-motor-und-sport, motor1 ed electrive; autobild
- CNN e USHMM (fondo del 1998); csmonitor ed euronews (Dieselgate); germanhistorydocs.org
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Cosa copre questa guida
- 01Come nacque Volkswagen il 28 maggio 1937
- 02La Sparkarte: circa 336.000 risparmiatori, nessuna auto
- 03Che cosa successe a Wolfsburg tra il 1939 e il 1945
- 04Ivan Hirst e la fabbrica che nessuno voleva
- 05Gli anni del Maggiolino: come un'auto ricostruisce un Paese
- 06Maggiolino contro Golf: che cosa cambiò tra il 1938 e il 1974
- 07Che cosa ha cambiato la Golf per l'azienda
- 08La Golf oggi e i suoi numeri
- 09L'era Piëch (1993-2015): il nipote del fondatore
- 1018 settembre 2015: quanto è costato il Dieselgate
- 11Settembre 2019: la ID.3 e la scommessa sulla piattaforma elettrica
- 12Wolfsburg oggi: la fabbrica e la città
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