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Nel catalogo sono raccolte le varianti che il Volvo 240 e 260 hanno assunto dal 1975 al 1993: la serie standard, le versioni estate e SW, le motorizzazioni diesel, le linee sportive come la GLT. Questi 86 documenti provenienti da dodici mercati documentano come il modello si trasformò nel corso di quasi due decenni, adattandosi a normative, gusti regionali e innovazioni tecniche.
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Il propulsore trasversale da 2,7 litri del 260 erogava 156 cavalli, alimentando una struttura portante che gli ingegneri svedesi avevano affinato nel tempo. La carrozzeria Combi manteneva le linee squadrate che caratterizzavano la famiglia Volvo, con proporzioni bilanciate e un'ampiezza di carico impressionante. Gli interni offrivano tessuti robusti e comandi ergonomici, segni
La gamma estate 1985 comprendeva due configurazioni di motore: il quattro cilindri da 2,3 litri con 112 cavalli nel 240, e il sei cilindri da 2,7 litri con 155 cavalli nel 260. Entrambe le varianti condividevano la medesima struttura di carrozzeria, caratterizzata da linee squadrate e funzionali, con ampi finestrini laterali e un portellone posteriore generoso. I sedili posteri
Nel segmento delle berline medie europee del 1976, la Volvo 240 e 260 si distinguevano per una geometria quasi geometrica, linee squadrate che non inseguivano mode effimere. La 260 coupé, in particolare, reclamava attenzione con proporzioni più tese, mentre la berlina 240 rappresentava la sobrietà svedese pura. Entrambe offrivano motori da 2,0 e 2,1 litri, secondo la versione,
Il motore trasversale da 2,1 litri della 240 rappresentava la scelta costruttiva più pragmatica della gamma 1979, mentre la 260 elevava la cilindrata per chi cercava maggiore spinta. Le linee squadrate, prive di orpelli, riflettevano l'estetica svedese: proporzioni oneste, carrozzeria robusta, nessuna concessione al superfluo. Due varianti di una medesima filosofia ingegneristi
La gamma 1980 comprendeva la 240 berlina a quattro porte, la 260 coupé dal profilo più elegante e la variante station wagon. Il motore sei cilindri longitudinale da 2,1 litri equipaggiava tutte le versioni, con potenze differenziate: 106 cv per la 240, 156 cv per la 260 turbo. Le linee squadrate e la struttura in acciaio massiccio rispecchiavano l'estetica Volvo: funzionale, se
La meccanica del 1981 riposava su fondamenta collaudate: il 240 montava un quattro cilindri da 2,1 litri e 112 cv, il 260 un sei cilindri da 156 cv con iniezione. Le carrozzerie disponibili—berlina e station wagon—mantenevano le proporzioni classiche svedesi, mentre la qualità costruttiva degli interni rifletteva l'attenzione Volvo ai dettagli.
La berlina 240 circolava con il suo motore da 2,3 litri e 82 cavalli, mentre la 260 proponeva una soluzione più corposa con 2,7 litri e 134 cavalli. In America, dove il 240 e il 260 trovavano distribuzione attraverso la rete Volvo, questi modelli rappresentavano la visione svedese della praticità. Le linee sobrie raccontavano una storia di ingegneria, non di stile.
Nel 1983, quando la Volvo 240 e la 260 si confrontavano con la Golf di terza generazione e la Lancia Delta emergente, la casa svedese non cercava il colpo di scena. La 240 manteneva il suo quattro cilindri da 2,1 litri e 107 cavalli; la 260, più sofisticata, montava il sei cilindri da 2,7 litri e 156 cv. Due filosofie di carrozzeria: la 240 come berlina e familiare, la 260 come
Il motore longitudinale da 2,7 litri del 260 era il cuore di questa generazione: 156 cavalli erogati con regolarità tipicamente svedese. La carrozzeria del break manteneva le proporzioni squadrate che Volvo aveva stabilito, con gli angoli decisi e la coda piatta che garantivano spazio di carico massimale. I paraurti massicci, imposti dal mercato americano, non tradivano la voca
Nel 1983 Volvo portò al mercato italiano la 240 Diesel, una berlina dalle linee sobrie e funzionali che incarnava la serietà costruttiva svedese. Il motore cinque cilindri da 2,4 litri e 60 cavalli rappresentava una scelta conservatrice ma consapevole, rivolta a chi apprezzava l'affidabilità strutturale e il consumo ridotto della motorizzazione diesel.
Nel 1981, la 240 GLT giungeva nei mercati europei con la promessa di solidità svedese incarnata in una forma squadrata e inconfondibile. La berlina a quattro porte dominava l'offerta, ma gli acquirenti italiani potevano scegliere anche la versione station wagon, entrambe costruite con quella meticolosità che Volvo aveva reso marchio di fabbrica.
La gamma 1981 della 240 GLT Turbo comprendeva il berlina a quattro porte, spina dorsale dell'offerta, accompagnato dall'estate praticamente identico nelle proporzioni. Il motore turbo da 2,1 litri sviluppava 155 cavalli e si abbinava a una trasmissione manuale o automatica. La carrozzeria quadrata, inconfondibile, nascondeva un'ingegneria svedese sobria ma efficace, senza compr
La 240 corbillard raggiungeva il mercato italiano nel 1978 come proposizione specializzata: carrozzeria allungata, mantenendo le proporzioni sobrie volveiane. Il sei cilindri da 2,1 litri erogava 82 kW. Gli italiani riconoscevano in questa vettura la serietà costruttiva svedese, priva di eccessi stilistici.
Nel segmento dei break europei del 1975, la 240 Kombi si distingue per proporzioni squadrate e una filosofia costruttiva svedese: struttura saldata, motore quattro cilindri da 2,0 litri con 100 cv, sospensioni indipendenti. Rispetto alle rivali tedesche, Volvo predilige la semplicità meccanica e la durabilità nel tempo, valori che trovano riscontro nel mercato svizzero.
La gamma 1991 si articolava attorno a questa Polar, una berlina dalle proporzioni classiche ma dalla vocazione severa. Il motore 2,3 litri da 114 cavalli alimentava una meccanica collaudata, mentre la carrozzeria riceveva rinforzi specifici e protezioni sottoscocca pensate per i climi rigidi. Accanto a questa versione estrema, la gamma comprendeva configurazioni più convenziona
In un'epoca dove i sedani di polizia italiani spesso provenivano da modelli civili adattati, il 240 Volvo arrivava già concepito per il lavoro intenso. La carrozzeria squadrata e il motore 2,1 litri da 112 cavalli rappresentavano una praticità svedese che contrastava con l'eleganza delle berline domestiche. Il Volvo non cercava di sedurre: offriva funzionalità pura, spazi gener
Nel mercato italiano, il 240 arrivava come berlina svedese di lunga tradizione, disponibile in versione berlina quattro porte con linee squadrate e robuste. Volvo non inseguiva il design italiano dell'epoca; preferiva proporre solidità costruttiva e protezione agli occupanti, valori che trovavano spazio anche nei listini tricolori, dove il modello rappresentava un'alternativa c
Nel 1985, il mercato italiano riceveva la 240 in un momento di rinnovamento stilistico contenuto. Rispetto ai competitor tedeschi della classe media, la Volvo manteneva proporzioni più squadrate e un profilo inconfondibile. Il motore da 2,3 litri con 123 cv rappresentava la scelta più diffusa, mentre la versione turbo da 160 cv attirava chi cercava prestazioni senza compromessi
La gamma della 240 nel 1975 comprendeva due varianti carrozzeriche fondamentali: la berlina a quattro porte e la station wagon, entrambe costruite sulla medesima piattaforma. All'interno del catalogo figuravano versioni con diversi livelli di equipaggiamento, dalla più essenziale alla più ricca di optional. Il motore da 2,0 litri era disponibile con cambio manuale o automatico,
Nel 1977 la 240 affrontava il mercato americano in un segmento dove la Toyota Corolla e la Honda Civic iniziavano a prevalere con prezzi inferiori. Volvo rispondeva con una berlina massicccia, motore 2,1 litri da 82 cavalli, e una promessa costruttiva che le giapponesi non potevano ancora eguagliare: la longevità senza compromessi.
In Italia, la 240 del 1978 arrivava con tre interpretazioni della stessa filosofia costruttiva: berlina, familiare e coupé. Il motore trasversale di 2,0 litri, erogante 100 cavalli, rappresentava una scelta conservatrice ma consapevole. Gli italiani notavano soprattutto come la carrozzeria squadrata, disegnata per durare, rispecchiasse i valori nordici di semplicità e funzional
Nel 1979 il 240 presentava tre interpretazioni della medesima solidità costruttiva: la berlina dalle spalle larghe, il break dalle proporzioni generose, e il coupé a due porte appena introdotto, che affinava la silhouette senza tradire i principi svedesi. Motori a quattro cilindri da 1,4 a 2,1 litri animavano ogni variante; la carrozzeria coupé, in particolare, cercava di confe
In Italia, la 240 arrivò con due configurazioni di carrozzeria: la berlina a quattro porte e la station wagon, entrambe caratterizzate da linee squadrate e proporzionate. Il mercato italiano ricevette prevalentemente la versione con motore sei cilindri da 2,7 litri e 136 cavalli, apprezzato per la sua affidabilità. Gli allestimenti GL e GLT soddisfacevano la clientela che cerca
Il quattro cilindri B21 da 109 cavalli alimentava la base della gamma 1981, mentre chi desiderava spinta maggiore trovava il turbo da 155 CV. La berlina, la familiare, il coupé e la due porte condividevano la filosofia costruttiva svedese: forme squadrate, solidità strutturale, assenza di compromessi sulla robustezza.
La gamma 1982 si articolava attorno alla berlina a quattro porte, con l'estate a sei finestrini come variante pratica. Il motore 2,1 litri da 112 cv alimentava entrambe le versioni con uguale sobrietà svedese. I paraurti ridisegnati e i gruppi ottici aggiornati riflettevano il restyling conservatore di Volvo: evoluzione, non rivoluzione.
Nel 1983, la 240 arrivava nei listini italiani come berlina dalle linee schiette e proporzionate, fedele al codice svedese di eleganza sottile. Il motore 2,3 litri da 113 cavalli non inseguiva prestazioni estreme, ma garantiva affidabilità che i costruttori italiani faticavano a promettere. Tre varianti di carrozzeria: berlina, station wagon e cabriolet per chi cercava solidità
Nel 1984, la 240 competeva contro la Lancia Prisma e l'Alfa Romeo Giulietta in un segmento dove gli italiani cercavano eleganza e affidabilità. La berlina svedese, con la sua linea squadrata e il motore 2,3 litri da 112 cavalli, offriva solidità costruttiva e semplicità meccanica. Il diesel 2,4 litri da 60 cv attirava chi voleva risparmiare senza compromessi sulla qualità.
Il mercato italiano riceveva la berlina a quattro porte e la station wagon con il motore quattro cilindri da 2,3 litri e 113 cavalli. La linea squadrata della carrozzeria rifletteva la filosofia costruttiva svedese: protezione e semplicità strutturale. Tre livelli di allestimento, trasmissione manuale o automatica, sedili in tessuto o pelle. Gli italiani apprezzavano la robuste
Il motore sei cilindri longitudinale da 2,8 litri costituiva il cuore meccanico della 240 nel 1986, erogando 156 cavalli con una linearità costruttiva inconfondibile. La carrozzeria, disponibile in versione berlina, familiare, coupé e cabriolet, rifletteva l'estetica svedese sobria ma robusta. In Giappone, questa configurazione rappresentava un'alternativa consapevole all'accel
La gamma 1987 del 240 comprendeva la berlina quattro porte, la familiare con portellone generoso, e varianti coupé per mercati selezionati. Ogni configurazione manteneva le proporzioni squadrate che caratterizzavano il design svedese, senza concessioni all'aerodinamica di moda. I motori disponibili—114 e 136 cavalli—alimentavano un'offerta sobria ma completa. Gli interni offriv
Il 240 arrivava al 1988 come testimone di una filosofia costruttiva ormai consolidata: il sei cilindri da 2,3 litri e 114 cavalli respirava semplicità, non ricerca di prestazioni. La gamma comprendeva tre varianti di carrozzeria—berlina, familiare, coupé—ciascuna caratterizzata da linee sobrie e proporzioni equilibrate. Il mercato olandese apprezzava questa coerenza stilistica,
Nel 1989, mentre il segmento delle berline medie si affollava di rivali tedesche e giapponesi, la 240 manteneva la sua identità svedese senza compromessi. Il mercato italiano apprezzava le versioni familiari, la robustezza costruttiva e quella semplicità meccanica che contraddistingueva i Volvo. Motore 2,3 litri da 114 cavalli, niente più, niente meno.
Quando la gamma 1990 arrivò nei listini, la 240 era ancora costruita con la stessa severità svedese di sempre: lamiera spessa, ammortizzatori a doppio effetto, motore 2.3 litres da 114 cavalli montato longitudinalmente. La berlina e la station wagon condividevano la medesima architettura robusta, mentre gli interni proponevano stoffe resistenti e plancia orizzontale, senza conc
Nel 1991, il 240 affrontava la concorrenza della terza generazione Golf e della Serie 3 BMW con una carrozza squadrata e intemporale. Il motore sei-cilindri da 2,3 litri erogava 114 cavalli, mentre la struttura in acciaio e i paraurti ridisegnati mantenevano l'auto fedele alla filosofia costruttiva svedese. L'Italia apprezzava ancora la semplicità meccanica e la durabilità prom
Il sei cilindri in linea da 170 cv continuava a animare la berlina e la familiare nel 1993, montato trasversalmente per massimizzare lo spazio interno. La carrozzeria in acciaio, costruita con i metodi svedesi di protezione dalla corrosione, rimaneva il fondamento della proposta. Gli interni offrivano robustezza piuttosto che ricerca stilistica, riflettendo la filosofia costrut
La gamma Taxi del 1978 comprendeva una sola configurazione: carrozzeria berlina a quattro porte, motore 2.0 litri da 82 CV, interni rivestiti in materiale facilmente pulibile. Le finiture erano essenziali, i dettagli costruttivi pensati per resistere agli anni di servizio intenso che caratterizzavano il taxi svedese.
Il 240 Taxi 1980 presentava una carrozzeria squadrata e indeformabile, con portiere larghe e sedili ampi che rispecchiavano la filosofia svedese di spaziosità funzionale. Il motore sei cilindri da 2,1 litri e 136 cavalli si accompagnava a una trasmissione automatica a tre rapporti, pensata per il servizio taxi. Berlina e station wagon condividevano la stessa affidabilità costru
In Italia, il 240 Van arrivò come proposta seria per il trasporto leggero, distribuito attraverso la rete Volvo che già supportava la berlina 240. Il corpo in acciaio, senza fronzoli stilistici, rifletteva la pragmaticità svedese. Il motore 2,1 litri da 108 cv garantiva affidabilità più che prestazioni, caratteristica che il mercato italiano apprezzava.
La gamma della 240 Van nel 1991 comprendeva una sola configurazione di carrozzeria: il furgone a due posti con pianale di carico. Il motore 2,3 litri a quattro cilindri erogava 114 cavalli attraverso una trasmissione manuale robusta. L'interno rispecchiava l'estetica Volvo dell'epoca: semplice, funzionale, con plancia orizzontale e sedili in tessuto resistente, privo di orpelli
Due carrozzerie condividevano il catalogo giapponese: la berlina 242 e la station wagon 244, entrambe mosse dal sei-cilindri da 2,7 litri e 155 cavalli. La ricerca Volvo di sobrietà costruttiva si rifletteva in linee tese e senza orpelli, in contrasto netto con l'eleganza più elaborata delle rivali nipponiche. Una proposta di solidità svedese nel cuore del mercato asiatico.
La 242 coupé e la 244 berlina condividevano la piattaforma robusta del 1977, ma la loro espressione estetica divergeva nettamente. Il coupé presentava profili più tesi, una cintura di spalla elevata che enfatizzava la dinamica; la berlina, invece, sviluppava il tema con sobrietà svedese. Il motore da due litri erogava 100 o 106 cavalli a seconda della versione.
Il motore trasversale da 2,0 litri e 110 cavalli della 242 GT del 1979 rappresentava la scelta ingegneristica di Volvo per competere nel segmento coupé europeo. La carrozzeria, disegnata da Jan Wilsgaard, manteneva le proporzioni squadrate tipiche della casa svedese. Il catalogo italiano presentava il coupé a due porte, la berlina e la station wagon, ognuno con la medesima moto
In Italia, il 242 GT arrivava come coupé dalle linee squadrate ma solide, prodotto a Torslanda fino al 1981. La carrozzeria a due porte manteneva le proporzioni caratteristiche Volvo: lunga, bassa, con montanti robusti e vetri generosi. Il motore 2,0 litri da 110 cavalli si abbinava a trasmissioni manuali o automatiche, mentre l'interno offriva sedili sportivi e plancia ridiseg
Nel 1976, il 244 arrivò nel mercato italiano come proposta di solidità svedese, lontano dalla ricerca di eleganza che caratterizzava le berline domestiche. La carrozzeria, disegnata con geometrie semplici e funzionali, offriva quattro porte e proporzioni generose. Il sei cilindri in linea, erogante 136 cavalli, garantiva una marcia fluida e prevedibile. Volvo non cercava di sed
Nel 1977 la 244 affrontava un segmento competitivo dominato dalla Alfetta e dalla BMW 520: una berlina squadrata, robusta, senza concessioni al design italiano ma costruita per durare. Il motore 2,3 litri da 136 CV garantiva prestazioni misurate, mentre la carrozzeria a quattro volumi offriva spaziosità pratica. Gli italiani apprezzavano l'affidabilità svedese, anche se la manc
In Giappone nel 1978, la 244 si presentava con tre soluzioni di carrozzeria: la berlina a quattro porte, la station wagon e il coupé. Il mercato nipponico apprezzava la solidità costruttiva svedese, sebbene il motore da 2,1 litri e 104 cavalli sembrasse modesto rispetto alle rivali locali. Volvo privilegiava la longevità e l'affidabilità: una scelta che rispecchiava i valori de
Il motore 2,0 litri a quattro cilindri, disponibile in due livelli di potenza (100 e 142 cavalli), costituiva il cuore meccanico del 244 nel 1979. La carrozzeria squadrata, con i suoi spigoli decisi e le superfici piane, rifletteva la filosofia svedese di solidità costruttiva. Gli italiani apprezzavano questa assenza di compromessi estetici in favore di una robustezza tangibile
Il motore trasversale da 2,3 litri, capace di 136 cavalli, animava la 244 del 1981 con una semplicità costruttiva che Volvo aveva perfezionato negli anni precedenti. Berlina e station wagon condividevano questa base meccanica: due corpi che mantenevano la stessa severità formale, propria dello stile svedese. In Italia, la carrozzeria robusta e le finiture solide attiravano chi
Nel 1982, la gamma Volvo 240 si presentava con due soluzioni di carrozzeria: la 244 berlinetta a quattro porte e la 245 station wagon. Entrambe montavano il motore 2,0 litri da 97 cavalli, ma era la linea squadrata della 245 a catturare l'attenzione del mercato italiano, dove lo spazio interno e la solidità costruttiva erano valori non negoziabili.
La gamma italiana del 1982 presentava quattro varianti di carrozzeria: la berlina quattro porte rimase la base, mentre l'estate aggiungeva spazio e versatilità. La 244 quattro cilindri e la 264 sei cilindri condividevano lo stesso telaio robusto, con la 264 che perdeva potenza—scesa a 136 CV—ma guadagnava affidabilità. Le finiture offrivano il consueto rigore svedese, con inter
Il catalogo del 1977 presentava il 245 in una configurazione essenziale ma completa: la carrozzeria a tre volumi, il cofano lungo che proteggeva il motore cinque cilindri da 2,0 litri e 97 CV, gli interni semplici e funzionali. Volvo offriva il break come risposta nordica alle berline italiane: meno decorativo, più onesto. Le proporzioni erano squadrate, quasi austere, rispecch
Nel segmento delle station wagon europee del 1975, la 245 si distingueva per le proporzioni squadrate e la robustezza costruttiva svedese. Mentre la Peugeot 504 giocava sulla raffinatezza e la BMW 3-Series sulla sportività, Volvo proponeva il motore B20 da 2,0 litri con 100 cv e una promessa di longevità che superava i rivali.
La gamma 1978 comprendeva la berlina a quattro porte e la coupé, entrambe costruite attorno al sei cilindri longitudinale da 2,7 litri. Il listino italiano offriva dotazioni progressive: dalla versione base alle varianti con servofreni e climatizzazione. La carrozzeria, disegnata con proporzioni squadrate e sobrie, rifletteva l'estetica svedese dell'epoca. Ogni variante mantene
Il motore trasversale da 2,7 litri con sei cilindri in linea costituiva il cuore meccanico della 260 nel 1979, erogando 136 cavalli con quella sobrietà svedese che gli italiani iniziavano a riconoscere come virtù. La carrozzeria, disponibile in versione berlina, coupé e familiare, conservava le proporzioni squadrate tipiche della casa madre, con linee che enfatizzavano la solid
La 260 del 1981 si presentava in tre configurazioni di carrozzeria: la berlina a quattro porte, il coupé dalle linee tese e il cabriolet con tetto retrattile. Il sei cilindri in linea da 2,7 litri e 136 CV animava ogni variante con discrezione svedese. Le proporzioni della berlina rimanevano eleganti senza eccessi; il coupé catturava lo sguardo con quella spalla muscolosa tipic
In America, il listino Volvo comprendeva il 262 coupé dalle linee affusolate e la 264 berlina dalle proporzioni classiche. Entrambi ereditavano la carrozzeria disegnata da Jan Wilsgaard, caratterizzata da superfici tese e profili decisi. Il sei-cilindri da 2,7 litri animava entrambe le versioni, disponibile in abbinamento a trasmissione manuale o automatica Borg-Warner.
Nel 1977 la 262 Coupé arrivava sul mercato come risposta elegante di Volvo al segmento dei gran turismo. La carrozzeria, disegnata con proporzioni equilibrate, ospitava un motore sei cilindri trasversale da 2,7 litri sviluppato in collaborazione con francesi e francesi. Due varianti di potenza erano proposte, la 262 e la 264 con V6, entrambe rifinite con cura e destinate a clie
La gamma coupé comprendeva una sola configurazione: carrozzeria a due porte con tetto che digradava dolcemente verso la coda, paraurti cromati integrati nel disegno, e una linea di cintura rialzata che allungava visivamente il profilo. L'interno offriva cinque posti, sellerie in pelle disponibili, e plancia orizzontale tipicamente svedese. Le porte a cerniera invertita erano fi
Il cuore meccanico del 262 Coupé 1979 risiedeva nel sei cilindri B27 da 2,7 litri, erogante 136 cavalli, montato trasversalmente e abbinato a una trasmissione affidabile. La carrozzeria, disegnata da Bertone, presentava proporzioni equilibrate e una linea che scendeva dolcemente verso la coda, caratteristica delle creazioni svedesi di quell'epoca. L'assetto indipendente su tutt
Il 262 Coupé del 1981 manteneva la carrozzeria Bertone disegnata anni prima, con il sei-cilindri da 2,7 litri e 136 cavalli montato trasversalmente. Le linee eleganti della fiancata, i finestrini laterali trapezoidali e la coda rastremata creavano una silhouette senza tempo. L'interno offriva sedili in pelle e plancia in legno pregiato. Volvo non inseguiva il design radicale: i
Nel mercato italiano, la 264 arrivò come berlina a quattro porte e station wagon, entrambi equipaggiati con il sei cilindri longitudinale da 2,7 litri e 140 cavalli. Le proporzioni generose della carrozzeria rispecchiavano i gusti nordici per lo spazio interno, mentre l'attenzione ai dettagli costruttivi conquistava i clienti più consapevoli della qualità.
Il sei cilindri da 2,7 litri e 140 cavalli animava il 264 del 1976 con una meccanica orientata verso l'affidabilità svedese. La gamma comprendeva tre interpretazioni della stessa filosofia: la berlina quadriporta per la famiglia, il coupé per chi cercava eleganza contenuta, il break per lo spazio. Ogni carrozzeria manteneva le proporzioni sobrie che caratterizzavano il marchio.
La gamma del 264 nel 1977 comprendeva il coupé a due porte e una versione berlina allungata, entrambe caratterizzate dalla medesima spalla muscolosa e dalla linea di cintura elevata. Il motore V6 da 2,7 litri erogava 156 cavalli, alimentato da un carburatore a quattro corpi. Gli interni offrivano sedili in pelle opzionali, plancia larga e cromature generose—una proporzione eleg
Nel 1981, la 264 competeva contro BMW 528 e Mercedes-Benz W123 nel segmento delle berline di lusso europeo. Carrozzeria a quattro porte con linee squadrate, il sei cilindri da 2,7 litri e 136 cv rappresentava la solidità svedese piuttosto che l'eleganza italiana. Interni sobri, materiali robusti: il design svedese privilegiava la funzione alla seduzione estetica.
In Italia, il 264 TE circolava principalmente nelle mani di professionisti e uomini d'affari che apprezzavano la sua discrezione costruttiva. Disponibile in versione berlina a quattro porte, rappresentava la scelta svedese: linee senza eccessi, interni sobri ma raffinati, il motore sei cilindri da 2,7 litri e 136 cavalli come manifestazione di competenza ingegneristica piuttost
Nel 1979 la 264 TE arrivava nei listini con una proposta chiara: eleganza svedese senza eccessi. La berlina a quattro porte manteneva le proporzioni equilibrate della generazione, mentre la versione familiare ampliava l'offerta per chi cercava spazio. La plancia in legno e i sedili rivestiti in velluto caratterizzavano la variante TE, rivolgendosi a clienti che valutavano la so
La 265 del 1977 arrivò nei mercati europei con una proporzione che gli italiani riconobbero subito: il profilo lungo e muscoloso del break, le spalle larghe, il tetto che si estendeva generoso fino al portellone. Il motore sei cilindri da 2,8 litri e 156 cavalli era montato longitudinalmente, conferendo equilibrio. In Italia, dove i break erano ancora rarità, Volvo proponeva qu
L'archivio contiene 86 documenti originali che coprono la serie Volvo 240–260. Include brochure, cataloghi di concessionari, kit stampa e documentazione di fabbrica da più mercati e anni di produzione. Questa collezione offre copertura completa delle varianti e della loro evoluzione nel corso di quasi due decenni.
La collezione si estende dal 1975 al 1993, documentando l'intera produzione di questi modelli iconici. La copertura non è uniforme in tutti gli anni. Alcuni periodi hanno lacune significative, mentre altri sono ben rappresentati da multiple edizioni regionali e varianti di modello.
L'archivio copre 12 mercati e varianti regionali distinti. Oltre ai mercati europei, la collezione include versioni nordamericane e altre internazionali. Questa diversità consente confronti significativi tra diverse specifiche e dotazioni secondo i vari paesi.
Assolutamente. I documenti d'archivio sono inestimabili per progetti di restauro. I brochure e cataloghi originali mostrano colori autentici, finiture interne e opzioni di equipaggiamento. Servono come riferimento affidabile per ricostruire le specifiche originali e identificare varianti corrette.
L'archivio copre cinque varianti principali: 240 e 260 Estate, 240 e 260 Series, 240 Series SW, 240 Diesel e 240 GLT. Ogni variante appare in più documenti che coprono anni diversi, illustrando chiaramente l'evoluzione e le distinzioni tra i tipi.
Fondamentalmente, la pagina d'archivio si concentra sui documenti stessi: la loro provenienza, età e contesto storico. La pagina catalogo presenta specifiche e dati tecnici del veicolo. Qui riguarda le fonti; lì riguarda l'automobile stessa.
L'archivio cresce regolarmente con l'acquisizione di nuovi documenti originali. La frequenza di aggiornamento dipende dalla disponibilità di materiali nel mercato dei collezionisti. I visitatori dovrebbero controllare periodicamente per scoprire documenti rari aggiunti di recente.